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16/09/2016

DIARIO DELLE VISITE A VENEZIA DEL 16 E 23 SETTEMBRE 2016

Un anno fa la visita al sestriere di Cannaregio di Venezia con il Caffè Letterario Codroipese e con la guida di Angelo Battel ebbe un buon successo con 22 soci partecipanti, quest’anno siamo stati letteralmente travolti dalle adesioni, oltre 50, ed abbiamo dovuto suddividere i partecipanti in due date il 16 ed il 23 settembre. L’obbiettivo di quest’anno erano i due sestrieri di S.Croce e S.Polo situati proprio di fronte alla stazione ferroviaria al di là del Canal Grande ed il titolo che abbiamo voluto dare alla visita è stato: dai broccati veneziani al Tintoretto passando per la pescarìa e l’erbarìa e gli antichi quartieri del meretricio.

Dopo il ritrovo dei partecipanti all’esterno della stazione di S.Lucia e scavalcato il Canal Grande sul ponte in pietra degli Scalzi, eccoci alla prima visita: la chiesa di San Simeone Profeta o San Simòn Grando come dicono i veneziani, dove abbiamo avuto il primo incontro con l’arte pittorica di Jacopo Robusti, noto come il Tintoretto pittore veneziano del 16esimo secolo, Battel ci ha fatto notare la particolare disposizione del tavolo e dei commensali nella grande tela raffigurante l’ultima cena, rappresentazione tipica del Tintoretto e diversa dall’iconografia classica di quell’evento.

Il secondo appuntamento, alle 10 in punto, l’avevamo con la gentile e preparata accompagnatrice della tessitura Luigi Bevilacqua, la visita del grande laboratorio è stata una strabiliante sorpresa per tutti, aggirarsi tra quei telai e vedere le ragazze lavorare è stato come fare un salto indietro nel tempo di trecento anni e poi vedere e toccare le loro realizzazioni, frutto di giorni e giorni di lavoro, i disegni ed i colori cangianti delle stoffe è stata un’esperienza indimenticabile

Dopo una lunga passeggiata tra ponti e calli con il passaggio davanti al palazzo dell’agnusdio dove Battel ci ha fatto notare la magnifica pentafora con i simboli in bassorilievo dei quattro evangelisti ed una puntata nel cortile di Ca Pesaro, magnifica residenza del 17esimo secolo ed oggi sede del Museo di arte moderna, siamo arrivati alla chiesa di S.Maria Mater Domini. La chiesa costruita nell’anno mille è stata completamente rifatta nel 1500, la pianta è a croce greca con una cupola all'incrocio tra il transetto e la navata centrale, lungo il transetto sono esposti l'Invenzione della Croce, pala del Tintoretto, ed un rilievo marmoreo duecentesco raffigurante la Madonna orante.

Ancora una breve passeggiata ed eccoci alla chiesa di San Cassiano, tanto anonima e poco appariscente all’esterno quanto sfarzosa e ricca di opere d’arte all’interno, di notevole valore le due pale del Tintoretto raffiguranti la "Crocifissione" e la “Discesa al Limbo” poste ai lati dell’altare ed una pregevole e quasi nascosta cappella dedicata a San Carlo Borromeo fatta costruire nel 1746, un piccolo gioiello di arte Rococò impreziosita da numerosi marmi policromi, pietre semipreziose e stalli in legno di noce.

E’ quasi mezzogiorno quando raggiungiamo la parte commerciale più vera della Venezia odierna e cioè i banchi del pesce della grande Pescarìa e quelli della frutta e verdura della Erbarìa, qui i turisti sono pochi in compenso si sente il vociare colorito, ovviamente in “venesian”, dei venditori e degli acquirenti, in questa zona c’era il cuore economico ed amministrativo della Serenissima, i fabbricati che contornano il vicino campo San Giacometto erano banche ed uffici finanziari dove si scambiavano tutti i tipi di merci, provenienti anche dal lontano oriente, e si pagavano le tasse.

A questo punto ci diamo appuntamento per le 14 davanti alla chiesa di San Giacometto e ci sparpagliamo alla ricerca di una trattoria o una cichetteria possibilmente “originali” dove si possa gustare le “sarde in saor” o il “baccalà mantecato” oppure un piatto di venezianissimi “bigoi in salsa”.

Tutti riposati, sfamati e puntuali alla ripresa del nostro itinerario, dopo una rapida visita all’interno della chiesa dove sono esposti anche diversi strumenti musicali, ci spostiamo dall’altro lato della piazza dove c’e’ la “piera del bando”, una specie di piccolo palco da cui il messo leggeva i proclami e le condanne della Serenissima, per salire su questa pietra si usava una scaletta, che è sorretta da una scultura del 16esimo secolo che rappresenta un uomo inginocchiato e per questo da sempre è stata chiamata “il Gobbo di Rialto”. Battel a questo punto ci porta a ridosso del ponte di Rialto, che dista poche decine di metri ed è attualmente impacchettato per restauri e ci illustra brevemente la storia di questo ponte che è il più grande e monumentale di Venezia.

Riprendiamo la strada del ritorno passando davanti alla chiesa di San Giovanni Elemosinario che è un singolare edificio di culto incastonato tra le abitazioni tanto che si fatica ad individuarne l’ingresso costituito da una cancellata in ferro.
Mescolando un po’ il sacro ed il profano la prossima meta è la zona dove nel 1450 la repubblica di Venezia aveva relegato le prostitute che erano numerose, per la presenza di tanti marinai e commercianti di passaggio, e si stavano espandendo in tutta la città, la zona era quella detta delle “carampane” nome derivato dalle case “ca Rampani” oggetto di un lascito della famiglia Rampani ed utilizzate dalla Serenissima per confinarle in una precisa zona della città.
Dopo un passaggio sul “Ponte delle tette” così chiamato perché percorrendolo era possibile vedere le grazie delle “signorine” che si mettevano al balcone per attrarre clienti, ci siamo diretti al campo San Polo, il più grande di Venezia dopo piazza San Marco, ed alla chiesa omonima.

La chiesa, che nel tempo ha subito diversi rimaneggiamenti, è arricchita da numerose opere d’arte: oltre ad un'altra “Ultima Cena” del Tintoretto ci sono opere di Paolo Veronese, di Giovanbattista Tiepolo e di Palma il Giovane. Da una porticina sul lato opposto all’altare si entra nell’Oratorio del Crocifisso, qui è esposta quella che è considerata l'opera prima di Giandomenico Tiepolo figlio di Giovanbattista, la Via Crucis dipinta tra il 1747 e il 1749 all’età di 22 anni.
Il complesso delle magnifiche tele, in tutto quattordici, rivela già la maniera peculiare del giovane pittore nella costruzione drammatica delle scene mediante prospettive decentrate e diagonali ed inserendo personaggi di contorno vestiti alla foggia del suo tempo.
Ultima tappa del nostro peregrinare alla scoperta della Venezia meno nota è la chiesa di San Giacomo dall'Orio una delle più antiche della città con il soffitto a carena di nave capovolta datato 16esimo secolo, in essa sono conservati alcuni capolavori della pittura rinascimentale veneziana la “Vergine con il Bambino” di Lorenzo Lotto e opere di Jacopo Palma il Giovane; infine Battel ci ha portati nella sacrestia, un piccolo gioiello con il soffitto a comparti decorato da Paolo Veronese.

Alle 16.30 abbiamo salutato e ringraziato Angelo Battel per le interessanti e dettagliate spiegazioni ed a piccoli gruppi abbiamo raggiunto la stazione di S.Lucia, il treno era già in attesa sul binario ed i suoi sedili, peraltro normalissimi sedili di seconda classe, sono apparsi ai più comodissime e soffici poltrone su cui sprofondare le stanche membra.
Stanchi sicuramente per le tante ore in piedi ma certamente più ricchi di conoscenza, conoscenza di una città che non finisce mai di stupire e che ha tanti tesori nascosti che la maggior parte dei turisti trascura per
mancanza di tempo o perché attratti dai monumenti più reclamizzati…..ma soprattutto perché non sono soci del Caffè Letterario Codroipese.

Eddi Bazzaro





Caffè Letterario Codroipese ringrazia

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